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La Via Francigena

La Via Francigena in Lunigiana o la Lunigiana sulla Via Francigena perché c’è una forte simbiosi tra la strada e il territorio lunigianese che si presenta in maniera non molto diversa da quello che appariva agli occhi del pellegrino dell’anno Mille.

La prima sosta nella “Terra della Luna” è Montelungo, dove si trovava lo xenodochio di San Benedetto, segnalato dal vescovo Sigerico che qui compie la sua XXXI tappa. PontremoliIl percorso continuava lungo la valle del torrente Magriola, toccando Succisa e Mignegno, prima di giungere a Pontremoli, “porta della Toscana”, dove prima di Porta Parma, si trovava l’ospizio annesso alla chiesa di S. Giorgio (XI secolo), dipendente dall’abbazia di Leno, riscuoteva pedaggi sulla strada per destinarli all’accoglienza e al sostentamento dei pellegrini, ad indicare come fosse ritenuta centrale l’accoglienza. Pontremoli nacque oltre che per il controllo dei traffici, proprio per l’accoglienza dei pellegrini che confluivano dai valici appenninici di Monte Bardone, del passo del Bratello e dal passo del Cirone. Ancora oggi la città mantiene intatto tutto il suo fascino medioevale lungo le sue vie, ricche di portali con scolpiti i simboli del pellegrinaggio, sulle quali si ritrovarono a passare papi, abati, monaci, re, imperatori, eserciti, mercanti e soprattutto pellegrini che finalmente si possono reincontrare numerosi ed entusiasti di una città che offre ancora molto. Qui si trova il castello del Piagnaro, sorto intorno all’anno mille, posto sull’omonimo colle, ospita il museo delle statue Stele, scultore antropomorfe, testimonianza della preistoria di cui riescono a raccontare i timori, le paure, il bisogno del soprannaturale insito nell’uomo. La città conserva presso la chiesa di San Pietro, uno splendido Labirinto (XII secolo), scolpito in pietra arenaria, che rappresenta le difficoltà incontrate dal pellegrino per raggiungere la meta. Non si può lasciare la città senza vedere la cattedrale di Santa Maria Assunta, con la facciata di prezioso marmo bianco di Carrara e con l’interno di stile barocco ricco di stucchi e marmi; il Campanone, simbolo del borgo; la chiesa di San Francesco innalzata a ricordo del passaggio del santo nel 1219; gli splendidi ponti sui quali lasciamo Pontremoli che ci incanta con un’ultima meraviglia, la chiesa della Santissima Annunziata (XV secolo) e il suo borgo. Pieve S. Stefano di SoranoPercorrendo la strada che costeggia la riva sinistra della Magra si incontra la pieve di Sorano, dedicata a Santo Stefano, uno dei migliori esempi di arte romanica, posta al confine del paese di Filattiera, borgo fra i più antichi e meglio conservati della Lunigiana in cui si trovavano vari spedali per i pellegrini, di cui il più noto dedicato a San Giacomo. Seguendo l’antico itinerario di Sigerico da Filattiera a Villafranca si incontra il borgo murato di Filetto dalla singolare forma quadrilatera ereditata dall’antico castrum bizantino, caratterizzato dalla parte medioevale con vie molto strette che si aprono sulla grande piazza d’armi. Poco lontano si trova un altro interessante borgo, Virgoletta, il cui abitato ha conservato l’aspetto di un tempo, con tracce di torri e fortificazioni, portali e finestre in arenaria che decorano le case disposte sull’unica strada centrale che porta al Castello. VillafrancaSi giunge quindi a Villafranca che ospita il Museo etnografico della Lunigiana, situato nel punto in cui i pellegrini superavano le acque del torrente Bagnone percorrendo l’antico ponte a “schiena d’asino” a tre arcate, tappa obbligata per chi vuol capire e comprendere le tradizioni lunigianesi. Uscendo da Villafranca si incontrano i resti del castello del Malnido, punto importante di controllo strategico dell’antica via, per giungere in prossimità di Fornoli, sulla riva sinistra della Magra alla chiesa di Santa Maria Assunta di Groppofosco (la Chiesaccia) che era un importante luogo di sosta per i pellegrini con annesso l’ospitale. Proseguendo si raggiunge Terrarossa con il suo castello Malaspina, ebbe una funzione di controllo e di pedaggio, oggi è centro di accoglienza ed informazioni.

Una variante da Pontremoli prevedeva di seguire la sponda destra della Magra che oggi è stata individuata e segnalata come percorso da effettuarsi in bicicletta, la cui prima tappa è rappresentata dal borgo di Mulazzo che nel 1221 era al centro di un vasto feudo, oltre che sede di uno dei due importanti rami della famiglia Malaspina, quello dello Spino Secco, dominata dal torrione della rocca, detta di Dante, perché secondo la tradizione il poeta vi fu ospite. Quindi si giunge a Lusuolo, borgo medioevale con il castello che domina la valle e che dal 2004 è divenuto sede del Museo regionale dell’emigrazione. Da Lusuolo i pellegrini raggiungevano Tresana, dove si possono visitare i ruderi del castello malaspiniano, quindi si giunge a Barbarasco, che ospita un antico castagneto, da qui facilmente si ci ritrova a Terrarossa.

AullaFinalmente arriviamo alla XXX statio di Sigerico, Aulla, dove nel 884, Adalberto di Toscana innalzava un’abbazia e una chiesa che oggi hanno recuperato interamente il ruolo di presidio e centro religioso della via Francigena. Infatti sono state recuperate a seguito di importanti scavi archeologici le reliquie di San Caprasio, nominato protettore dei pellegrini, di seguito è sorto il museo di San Caprasio e un centro di accoglienza dei pellegrini che dopo aver attraversato pievi, castelli e borghi, immersi in un verde unico, possono finalmente trovare ospitalità vera.

I disegni sono stati realizzati da Studio Associato Roberto Ghelfi e Daniela Scarponi architetti